| 11/04/2008 |
ARTICOLI DI GIORNALE DEDICATI A MAMMUT ENOVITA' FUTURE |
Lo zoologo Alexei Tikhonov, testimonial delle nuove attrazioni del grande Parco divertimenti veronese, racconta la sua vita di ricercatore fra i ghiacci eterni della Siberia
Jurassic Park sul Garda: «Sogno di clonare un mammut»
L'uomo che dà la caccia ai mammut e insegue il sogno di riportarli in vita, è un professore piccolo e compìto, vicedirettore dell'Accademia russa di Scienze zoologiche. Ogni volta che gli telefonano dal "permafrost", il terreno ghiacciato siberiano, lascia tutto e si precipita in riva al mare artico, ai confini della terra, sperando che sia vero quello che gli hanno comunicato. «Ma a volte sono arrivato in ritardo, il mammut di cui era emerso qualche pezzo era già stato portato via dall'acqua». E ogni volta per lui è come perdere una fortuna. Perché i bestioni sepolti nella terra gelata raccontano con i loro corpi pelosi miracolosamente conservati dal freddo, com'era il mondo cinquantamila anni fa.
Alexei Tikhonov è stato invitato a parlare a Gardaland , nel giorno in cui si tiene a battesimo la nuova attrazione, il "family rollercoaster" più grande d'Italia, un viaggio mozzafiato (vero) tra ghiacci (finti), alla ricerca di quella che l'archeologo Valerio Massimo Manfredi, definisce «un gigantesco elefante con la pelliccia». Ma prima di provare l'ebbrezza di venir risucchiato dal trenino nei budelli dell'attrazione, il professore venuto dal freddo ha raccontato le sue affascinanti scoperte.
Quando comincia la storia?
«Cinquantamila anni fa, quando grande parte di Europa e Asia erano coperte di ghiaccio. Anche ora la terra è congelata in profondità e viene erosa dal mare. Sopra c'è l'erba, sotto troviamo i mammut».
Come avviene la ricerca?
«Ci viene segnalata una zanna, un piede, e noi scaviamo, non con le vanghe, ma con una lancia ad acqua sotto pressione. Tiriamo fuori denti e ossa».
Il primo ritrovamento intero?
«Nel 1789, è rimasto solo lo scheletro che sta nel museo a San Pietroburgo. Un adulto fu trovato nel 1901, poi uno scheletro a Taimyr nel 1948».
Le scoperte più recenti?
«Sono le più interessanti perchè conservate meglio: sono cuccioli di mammut, come Dima, trovato nel '77 dai cercatori d'oro e rovinato in parte da un bulldozer. Poi nel 1988 una femmina chiamata Masha. Nel 2002 decidemmo di non essicare i mammut, ma di congelarli. Seguimmo le pratiche degli italiani, dopo la scoperta della mummia in Tirolo».
A che scopo?
«Perchè si conservano più a lungo i microrganismi e il Dna. E così gli scienziati del futuro saranno in grado di dire qualcosa più di noi su quei resti. All'Expo del 2005 di Aichi in Giappone è stata esposta la testa di un mammut congelato. E risale al 2004 una scoperta importante».
In quell'anno fu trovato un mammut di un anno e mezzo vicino alla costa del Pacifico.
«Esatto. La tomografia scoprì sotto la cute occipitale uno strato di grasso. Si è pensato che, come per i cammelli, potesse essere una riserva alimentare per l'inverno. Lo abbiamo anche riscontrato sull'ultima eccezionale scoperta, la piccola Lyuba praticamente intatta, un esemplare di appena 5 mesi: anche lei ha una gobba dietro il cranio».
È vero che avete ricostruito il Dna del mammut?
«L'idea è venuta ad alcuni genetisti. Ci hanno chiesto perchè non provassimo a clonare il mammut. Ci siamo appassionati al punto che abbiamo decifrato metà genoma».
Riuscirete a ricostruire l'intera sequenza dei geni?
«È possibile, in due-tre anni».
Clonare un mammut?
«Nessuno ci ha provato. È possibile ricostruire il Dna. Ma per la clonazione serve una cellula intatta».
Ci sono gli elefanti...
«Gli elefanti indiani sono i cugini del mammut. Si potrebbe creare un elefante transgenico grazie al genoma, ma non sappiamo che aspetto esteriore avrebbe, ad esempio se avrà la pelliccia o la pelle».
Perchè clonare un mammut?
«Non fantastichiamo. Una cosa è il genoma, altra cosa la clonazione. Studiamo per scopi scientifici, per capire come erano fatti i mammut».
Ci svela il mistero della loro morte?
«Ci sono due ipotesi. La prima è di una mutazione climatica, veloce, ma non catastrofica, diciamo lunga diecimila anni. Non dimentichiamo che gli ultimi mammut c'erano ai tempi dei primi faraoni. La seconda ipotesi è che siano stati sterminati dalle popolazioni, ma in quelle zone gli abitanti erano pochi».
Ma voi avete fatto l'autopsia ai mammut...
«Hanno gli apparati respiratorio e digerente pieni di fango, il che vuol dire che sono annegati. Con il loro peso possono aver sfondato il ghiaccio. Sono andati a fondo e l'acqua freddissima li ha congelati».
In Siberia si vedono gli effetti-serra?
«No, però nell'Artico la parte dei ghiacci ci restringe. Ed è anche per questo che negli ultimi decenni abbiamo trovano più mammut».
Fonte: Il Gazzettino
Un mammut a Gardaland
Quattro minuti mozzafiato sulla più lunga pista su rotaia d'Europa
Questa la principale nuova attrazione del parco dei divertimenti
Quattro minuti da urlo, di gioia o di paura, mentre si è letteralmente inchiodati dalla velocità ai propri sedili. Quattro minuti che si distribuiscono lungo oltre mille metri di ferrovia, sedici repentine variazioni di direzione, dislivelli fino al 48%. Sono i numeri di Mammut , la nuova attrazione della stagione 2008 di Gardaland (www.gardaland.it) , lo storico parco divertimento gardesano, tra i primi in Europa. Mammut , il percorso su rotaia più grande d'Italia, si ispira a un singolare ritrovamento tra i ghiacci avvenuto alla fine degli anni '40 quando una spedizione di scienziati, nel corso di alcuni scavi archeologici al Polo, casualmente si imbattè in un esemplare di mammut perfettamente conservato. Per consentire agli scienziati di raggiungere questo impervio luogo fu costruita, in condizioni di lavoro estreme, una ferrovia. Ed è proprio su un piccolo treno che si sale quando si entra a Mammut : si parte da una stazione-campo base e dopo ripide salite, vertiginose discese e curve da brivido si torna alla base. Nel frattempo, se la capacità di percezione del vostro occhio è abbastanza rapida, in un anfratto del percorso potrete intravedere, perché vedere è quasi impossibile a quella velocità, un mammut alto ben 5 metri. Per realizzare la struttura a cielo aperto, che occupa 5 mila mq (vicino a Blue Tornado per chi conosce già Gardaland), sono stati utilizzati 1.672 bulloni per assemblare i basamenti e altri 3.600 sulle giunture del binari. In tutto oltre 500 mila chologrammi di acciaio. Interessante la scenografia, che però scorre velocissima, dove per la ricostruzione del campo base sono stati utilizzati alcuni rarissimi camion d'epoca, gli introvabili Gmc Cckw-352, usati dai marines americani nella II guerra mondiale. Usciti dal campo base si passa attraverso un negozio di gadgets legati al tema dell'attrazione. Un consiglio: se proprio vostro figlio vuole un pupazzetto mammut, rimandate l'acquisto a poco prima di uscire dal parco. Entrare nel tronco di Colorado Boat, altra famosa attrazione del parco, con un mammut, anche se di peluche, può non essere facile. È pur sempre un mammut e le dimensioni contano.
Monica Lodi
Entro il 2010 una nuova attrazione per il Parco
«Per realizzare Mammut i lavori sono partiti nel maggio del 2007 e sono stati necessari investimenti per 15 milioni di euro». Aldo Maria Vigevani, amministratore delegato di Gardaland, dipinge così la new entry del parco gardesano. Ma le novità non si fermano qui. «A maggio - ha proseguito Vigevani - partirà la fase progettuale con le prime verifiche di mercato per una nuova attrazione, che non sarà necessariamente un rollercoaster e che sarà pronta nel 2010. Prima di allora, a giugno – spiega Vigevani - apriremo il primo Sea Life Aquarium, a due passi da Gardaland, mentre a Milano il centro Aquatica aprirà la stagione con nuove attrazioni e prenderà il nome di Gardaland WaterPark». Gardaland fa parte di Merlin Entertainments, al secondo posto al mondo come operatore dei parchi divertimento e tra i suoi marchi più noti ci sono Madame Tussauds (museo delle cere), Dungeons, Alton Towers Resort, Legoland, Sea Life, Gardaland, London Eye.
Fonte: 24 Minuti
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