L’azienda Lego sta da tempo cercando di differenziare il suo business sia per essere meno dipendente dalla plastica sia estendere il proprio marchio anche oltre al classico mattoncino. Ora il colosso danese ha deciso di collaborare con la società finanziaria americana Blackstone Group e con il Canada Pension Plan Investment Board per lanciare un’offerta pubblica di acquisto della società Merlin Entertainments, che controlla già i parchi Legoland oltre al museo delle cere Madame Tussauds e il parco divertimenti Gardaland.

Secondo quanto riporta il Fiancial Times, Lego, Blackstone e Cppib avrebbero messo sul piatto circa 6,7 miliardi di euro per l’acquisto della società britannica specializzata nella gestione dei parchi a tema. Questa operazione, che porta Merlin Entertainments ad essere valuta circa 5,3 miliardi di euro, includerebbe anche la rilevazione dei debiti contratti dal colosso d’oltremanica.

L’acquisizione è una delle più importanti operazioni di acquisto di una società quotata nel Regno Unito quest’anno. Il gruppo Merlin è una realtà che conta circa 28mila dipendenti in alta stagione e opera con oltre 130 parchi a tema in 25 Paesi nel mondo. Inoltre, l’anno scorso ha registrato 67 milioni di visitatori e ha riportato un fatturato di 1,65 miliardi di sterline.

Il consorzio composto da Kirkbi (la società che controlla Lego al 75% ed è già azionista del gruppo britannico al 30%), Blackstone Group e il fondo previdenziale canadese Cppib pagherà 455 sterline per ogni azione di Merlin, con un incremento del 15% rispetto al prezzo di 395 sterline con cui ha chiuso le contrattazioni il 27 giugno.

Immediate sono state le reazioni in Borsa, dove il titolo di Merlin Entertainment ha guadagnato il 14% sulla piazza di Londra nella mattinata di venerdì 28 giugno.

Con questo accordo, inoltre, Lego prosegue la sua strategia di diversificazione che negli ultimi anni ha visto il marchio entrare in settori diversi come quello cinematografico, quello dei videogame o, ultimamente, anche quello dei mobili con gli accordi siglati con Ikea.

Fonte: Wired