Le foto della costruzione della scenografia sono state realizzate da Poliscultura. Si deve a loro la realizzazione del maestoso vulcano di Jungle Rapids, tutte le parti in cemento scolpito, le pitture generali ed il coordinamento del cantiere scenografico, delle rovine sparse lungo il percorso tra elefanti, tigri e statue del Buddha.

Altre foto relative alla costruzione dei due alberi con il serpente aggrappato sono state scattate da noi durante la loro realizzazione.

Ci sono alcune curiosità sulla costruzione di Jungle Rapids: la prima è che all’inizio del percorso, ai piedi del vulcano è presente una foresta bruciata, questa fu realizzata utilizzando molte potature e piante secche che si trovavano lungo il Dugale, storico torrente che attraversa l’intero parco.

Il Vulcano era già predisposto per “Eruttare” in quanto vennero realizzati dei canaloni dove far scorrere la “Lava”. Gli archi rotti alla fine del percorso dovevano simulare veramente il crollo a causa di un terremoto provocato dal vulcano ma per mancanza di tempo venne realizzata la sola scenografia senza il meccanismo. Il Vulcano ogni mezz’ora doveva eruttare con tanto di fumo e lapilli, lava e terremoto sincronizzati ma il tutto non fu mai realizzato per mancanza di tempo Solo in tempi più recenti e solo per un anno si provò a far scendere la “Lava” attraverso i canaloni ma, essendo acqua, l’effetto finale era poco visibile e quindi del tutto superfluo.

All’ingresso, vicino al vulcano è presente una specie di staccionata di legno che rappresenta una finta diga di contenimento. Queste traversine erano le vecchie assi di legno del TransGardaland Express, che si trovavano ammassate in un vecchio magazzino del parco.

All’interno del vulcano sono presenti due enormi faccie di pietra, come si può vedere nelle foto di questo archivio, che furono realizzate in una sola settimana a causa dell’imminente inaugurazione dell’attrazione. L’idea nel realizzarli era di una formazione casuale provocata dalla lava del vulcano con alcuni effetti luminosi e suoni. L’anno seguente venne completamente demolito il lavoro e rifatto da capo. Per velocizzare il lavoro, per il tunnel (della lunghezza di circa 70 metri) venne utilizzato il poliuretano spruzzato su strutture pre-modellate in ferro. A causa del forte odore del poliuretano e del calore che rilasciava durante la posa, i lavori di questo elemento cominciavano alle 19 di sera per proseguire sino alle 4 del mattino.

Il lavoro delle Jungle Rapid ha comportato anche la realizzazione di molti modelli scultorei che poi sarebbero stati riprodotti in vetroresina, molti sono stati realizzati dall’Art Department di Gardaland creato proprio in questa occasione e tutt’ora operativo, altri modelli li ha realizzati Poliscultura, uno di questi è la scultura della testa in stile Khmer che poi è stata riprodotta e posizionata in vari punti dell’attrazione, questa “mega” attrazione in effetti, essendo scenograficamente “esagerata” ha comportato l’utilizzo a 360° di tutte le lavorazioni che si possono creare in scenografia, dalla scultura in cemento alla scultura dei blocchi in polistirolo, dalla scultura su poliuretano e la scultura a basso ed alto rilievo, la modellazione delle sottostutture fino a tutte le diverse tecniche di pittura scenografica.

Il vulcano rispetto alla struttura principale, venne alzato di circa otto metri nella parte della cima per dare più slancio alla struttura e furono create delle putrelle centinate standard con 4 diverse curvature utilizzate per poi rimodellare le superfici. Il lavoro fu enorme per Andrea e Chiara, i titolari di Poliscultura.

Altre immagini della costruzione delle Jungle rapids ci arrivano da Poliscultura l’azienda che ha curato tutte le scenografie di questa meravigliosa attrazione

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